Il Renon, Altopiano sopra Bolzano

Culla della "Villeggiatura estiva"


TUTTI AL FRESCO
Puntualmente, a inizio estate, era ed è tuttora abitudine andare “al fresco”. Pare che l’usanza di cercare in montagna un po’ di frescura sia nata nel lontano 1576, mentre in città infuriava
una terribile pestilenza. I primi documenti attestanti quest’allegra migrazione estiva risalgono invece al 1650 circa: si tratta dei bersagli riccamente dipinti e dei meravigliosi affreschi ornanti i soffitti lignei delle antiche residenze estive erette sul Renon. La tradizionale villeggiatura estiva in montagna
durava esattamente 72 giorni.
Così scrivono gli annali: puntualmente, il 29 giugno, SS. Pietro e Paolo, corredi e suppellettili delle famiglie abbienti di Bolzano andavano a riempire casse e bauli e, sistemati i bambini in ceste di vimini, venivano condotti in montagna accompagnati dalla “signora”, seduta per lo più in sella ad un cavallo. Questa seconda residenza, domicilio estivo sul Renon, faceva soprattutto la felicità dei bambini. Gli uomini, impegnati sul lavoro, vi rimanevano solo per brevi periodi recandosi in visita alla famiglia solo i fine settimana. Non esistevano, a quei tempi, le ferie nell’accezione moderna del termine.
Già nelle “Otto beatitudini di Bolzano”, sacro regolamento per ogni bolzanino che si rispettasse, Karl Theodor Hoeniger criticava aspramente la deplorevole usanza di possedere una casa estiva sulle alture del Renon.
Ma nemmeno la nobiltà e la ricca borghesia di Vienna e degli antichi territori della corona si lasciavano scoraggiare dal lungo viaggio e, portati pacchi e fagotti (bambini compresi...) alla stazione, li si spediva lungo la ferrovia del sud alla volta di Bolzano, passando per Lienz e la fresca Val Pusteria. E lì erano pronti ad attenderli le famose ceste (“Pennen”) per il Renon.

CULLA DELLA “VILLEGGIATURA ESTIVA”
Già nel 1505 vi era sull’Altopiano del Renon il primo “villeggiante estivo”: Hanns Ried, di professione doganiere sull’Isarco che, su incarico dell’Imperatore Massimiliano I, scrisse il
poema eroico dell’Adige noto come “Amraser Heldenbuch”.
Oppresso dalla calura estiva che imperversava a Bolzano, chiese all’imperatore di poter assolvere al compito in un luogo più fresco. Un’altra fonte risale invece al 1675, all’epoca in cui un bolzanino, Christoph Parth, cercava un terreno per costruirvi una casa di villeggiatura al fresco. E in una descrizione geografi ca della regione di Marx Sittich von Wolkenstein si legge, già nel 1600 che, sopra Bolzano, vi è un luogo molto bello e ameno, dai prati pianeggianti e i boschi di larici. E così
sul Renon viene coniata quell’espressione, ormai tanto di moda, che descrive la ricerca del “fresco d’estate”.

IL TRENINO DEL RENON
Oltre alle tradizionali località di riposo di Collalbo e Lengmoos, il vicino borgo di Soprabolzano-Maria Assunta andò ben presto affermandosi come esclusiva località di villeggiatura
estiva. Qui costruirono le proprie residenze le famiglie Zallinger, Gummer, Graff , Menz, Eyerl, Hepperger ecc. Mentre le donne, in compagnia dei fi gli, vi trascorrevano tutta l’estate, gli uomini lasciavano solo di tanto in tanto l’ufficio approfittando, dal 1907 anche della grande comodità della
ferrovia a cremagliera da Piazza Walther, il “salone della città” lo conduceva direttamente al domicilio estivo. Hoffensthal guardò con scetticismo a questa conquista della tecnica e alla creazione delle strutture alberghiere che nella sua elegia “Addio a Soprabolzano” annunciavano l’avvento
del turismo alpino, foriero di tanto denaro e accolto quasi con servilismo dal personale degli alberghi ma incapace di dare a quei nuovi foresti la ricchezza dei ricordi, cari e insostituibili, che la montagna ha donato ai suoi primi villeggianti estivi.

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